Stati Uniti arrivo…destinazione LA! (parte 2)

Il giorno successivo ci siamo concessi un po’ di relax. Vista la mia rinomata passione per i parchi di divertimento abbiamo deciso di passarlo interamente agli Universal Studios. Nel mentre mi divertivo a farmi immortale con i personaggi del film di animazione Cattivissimo me, è arrivata per e-mail la tanto attesa lettera d’impegno dell’università corredata dall’offerta lavorativa/economica.

Elettrizzati ma al tempo stesso spaventati da cosa avrebbe comportato accettare quel contratto, ci siamo guardati negli occhi ed abbiamo capito che per entrambi c’era l’intenzione di non farsi sfuggire questa occasione ed eravamo concordi su quale sarebbe stata la decisione finale.

Sfruttando i pochi giorni che ci restavano ancora da trascorrere negli Stati Uniti, senza perdere tempo, l’indomani mio marito si è presentato in ateneo per discutere nel dettaglio quanto proposto, firmare la lettera e tutti quei documenti necessari all’ottenimento del visto e farsi prendere le impronte digitali a fine identificativi. Nel frattempo, come sempre, io lo aspettavo nei pressi dell’università.

L’ho visto uscire con il suo “adorato” zaino carico di documenti (spesso motivo di mie prese in giro nei suoi confronti perché, dal momento in cui glielo ho regalato, non esiste momento in cui non esca senza) dall’edificio nel quale aveva sostenuto il colloquio e avrebbe lavorato. Mi ha abbracciata e mi ha detto “…Fede è fatta…ora ti tocca sposarmi!”.

Dichiarando che ci saremmo sposati, le nostre richieste per il visto sarebbero state processate congiuntamente e saremmo potuti partire insieme.

Quel momento ha fatto scaturire in me un mix di sentimenti contrastanti: la gioia per le magnifiche notizie appena ricevute, per il lavoro che mio marito aveva ottenuto e per il fatto che ci saremmo presto sposati e avremmo potuto finalmente vivere insieme, e allo stesso tempo la malinconia per doversi trasferire lontano dalla propria famiglia e dai propri affetti per almeno un anno. Sul mio viso un sorriso a trentadue denti ed allo stesso tempo gli occhi lucidi per la commozione. Pressoché la stessa reazione che hanno avuto i miei familiari ed i genitori di mio marito quando sono stati informati delle “novità” via Skype.

Da quel giorno in poi tutto sarebbe cambiato repentinamente.

Nell’attesa di ricevere indicazioni sull’approvazione dei nostri visti, non restava quindi che concentrarsi sull’infinità di cose che avremmo dovuto gestire nel pochissimo tempo che ci separava dalla nostra partenza definitiva prevista per il mese di settembre, in primis l’organizzazione del nostro matrimonio.

Sfogliate la mia galleria Flickr per altre foto della mia prima settimana a Los Angeles.

Prosegue nella terza parte con i dettagli del viaggio…

Stati Uniti arrivo…destinazione LA! (parte 1)

Il 16 maggio 2015 era il fatidico giorno x.

Nella città simbolo della California, Los Angeles, mio marito avrebbe mostrato i risultati ottenuti dalle sue ricerche svolte nel corso del suo percorso di dottorato ad una platea composta da professori, ricercatori e studenti.

Qualche giorno prima, come in tutte le altre occasioni che hanno portato a sostanziali cambiamenti nella nostra vita, insieme siamo partiti da Milano alla volta di LA, per trascorre quella che sarebbe stata la nostra prima settimana in territorio americano.

Con il colloquio alle porte, la concentrazione, la preparazione e lo studio facevano da padrone e di certo il jetlag non aiutava. Non c’è stato nemmeno il tempo per distrarsi e pensare di visitare la città.

Il giorno della presentazione è stato molto faticoso, intenso e lungo per entrambi.

Dopo aver discusso dettagliatamente i suoi articoli ed aver risposto alle numerose puntuali domande che gli sono state rivolte, mio marito ha dovuto sostenere un’intervista personale, conoscere e colloquiare con tutti i membri del suo futuro gruppo di lavoro.

Nell’attesa, da turista ed in solitaria, ho girovagato in lungo ed in largo per l’università al fine di esplorarne l’infinità di spazi che mette a disposizione, sempre con il pensiero rivolto a quello che stava succedendo, nella speranza che tutto stesse andando per il meglio.

Come già ci aspettavamo, ovviamente anche al termine di questo colloquio la frase di circostanza con la quale mio marito ed il suo esaminatore si sono congedati è stata “…ti faremo sapere…ci sentiamo presto…”.

Nonostante pensavate di aver risposto prontamente ai quesiti posti dal vostro interlocutore, per dimostrare le vostre competenze, e di aver fatto un’ottima impressione, quante volte vi sarà capitato come a me di non venire più contattati, nemmeno se la scelta finale fosse ricaduta su un altro candidato? Tutto questo facendovi rimanere con il dubbio che il colloquio sia andato male quando invece così non è. Cominciano quindi i giorni nei quali ci si chiede “…li chiamo o non li chiamo…” ed una possibile altra proposta lavorativa ricevuta potrebbe far prendere il coraggio di provarci. Il più delle volte facendolo, ci si rende conto che nessuno vi ha nuovamente rintracciato per invitarvi a sostenere un colloquio più approfondito o discutere l’offerta economica non perché non gli interessavate ma semplicemente per il fatto che, nell’attesa di chiarirsi internamente, si erano “dimenticati” di voi.

Sebbene la frase di rito fosse stata pronunciata, mio marito era soddisfatto di come era andata la presentazione ed era fiducioso che avrebbe ottenuto il posto di lavoro che ha sempre desiderato. Conoscendo le sue capacità, io non potevo che essere della stessa idea.

Prosegue nella seconda parte…

Tutto iniziò così…

Ho sempre pensato che nella ricerca di un lavoro le conoscenze giochino un ruolo importante ma non predominante. Allo stesso tempo, mi sono sempre detta che porre un curriculum di rilievo all’attenzione di un’azienda/ente/persona fisica dovrebbe essere un punto chiave per ottenere un colloquio ed avere quindi la possibilità di farsi conoscere, discutere le proprie capacità ed entrare nella cerchia degli eleggibili ad assumere la posizione ricercata.

Talvolta, basta solo questo; inviare un ottimo CV via e-mail oppure attraverso il web per essere successivamente contattati. In altri casi, vista la situazione del mercato del lavoro in Italia per cui la domanda è sempre superiore all’offerta, ci si può ritenere fortunati se questo non viene cestinato prima ancora di essere revisionato e se si riceve una risposta automatica di corretta ricezione dello stesso.

Quando oramai tutto sembra crollarti sotto i piedi, il testimone passa quindi alle cosiddette preziose “conoscenze”. Spesso però chi credi possa aiutarti e speri possa offrirti qualche opportunità per inserirti nel mondo lavorativo, dopo innumerevoli promesse non mantenute e delusioni, ti sbatte gentilmente la porta in faccia e ti abbandona al tuo destino.

Anche mio marito sfortunatamente è stato coinvolto in questo vortice amaro. Laureato con il massimo dei voti in Italia, rientrato nell’attesa di discutere la tesi del suo dottorato all’estero, con la speranza di potersi inserire presto nel mondo della ricerca e intraprendere un progetto di vita insieme ed accanto a me, dopo anni di relazione a distanza, è stato costretto a scontrarsi con la dura realtà lavorativa italiana.

Solo la forza dell’affetto e della provvidenza familiare ed il passaparola con persone di cuore che, nel limite delle loro possibilità e contatti, con qualsiasi mezzo a loro disposizione, vogliono aiutarti, mio marito è riuscito a risollevarsi ed ad ottenere presto quello per cui aveva studiato duramente, sacrificando talora parte della sua vita.

Il suo CV e le sue pubblicazioni scientifiche inoltrate all’attenzione di persone che sanno valutare veramente ciascun candidato per le sue capacità e conoscenze, un colloquio via Skype, un feedback positivo ricevuto da tutti i referenti che lui aveva nominato e un botta e risposta durato mesi via mail con chi è stato incaricato alla selezione hanno fatto in modo di assicurargli una presentazione del lavoro svolto durante il suo dottorato e la possibilità di essere assunto come ricercatore in ambito accademico negli Stati Uniti.